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Il tumore al pancreas presenta una prognosi sfavorevole sia per la difficoltà di individuare la malattia in fase precoce, sia per la capacità del tumore di resistere ai trattamenti. Ora, un nuovo studio condotto da ricercatori italiani del laboratorio del Prof. Vincenzo Corbo dell’Università di Verona, insieme ai colleghi dell’Università di Glasgow e del Botton-Champalimaud Pancreatic Cancer Centre di Lisbona, ha svelato un meccanismo nascosto che aiuta il tumore a sopravvivere: il DNA extracromosomiale (ecDNA).
Cos’è il DNA extracromosomiale (ecDNA)?
I ricercatori hanno scoperto che alcune cellule del cancro pancreatico possiedono copie extra di geni importanti, come il gene MYC, su piccoli frammenti circolari di DNA, detti ecDNA, che fluttuano liberamente nel nucleo della cellula. Questi frammenti non fanno parte dei cromosomi tradizionali, ma possono aumentare rapidamente l’attività dei geni coinvolti nella crescita del tumore.
Perché l’ecDNA rende il cancro più aggressivo?
Il gene MYC è noto per stimolare la crescita delle cellule tumorali. Quando questo gene si trova su ecDNA, le cellule tumorali possono avere decine o addirittura centinaia di copie aggiuntive, rendendole più forti e resistenti ai trattamenti. Inoltre, la presenza di ecDNA permette alle cellule di cambiare rapidamente la propria forma e il loro comportamento per adattarsi a condizioni difficili, come la mancanza di nutrienti o l’azione delle terapie.
Organoidi: un modello per capire meglio il cancro
Per studiare questo fenomeno, i ricercatori hanno utilizzato organoidi, cioè piccole repliche tridimensionali dei tumori pancreatici create in laboratorio a partire da cellule dei pazienti. Questi modelli permettono di osservare come si comportano realmente le cellule tumorali, offrendo una visione più precisa del loro adattamento.
Gli scienziati hanno scoperto che gli organoidi con alti livelli di ecDNA contenente MYC riuscivano a sopravvivere anche senza segnali di crescita essenziali, diventando più autosufficienti. Inoltre, queste cellule con ecDNA tendevano a svilupparsi in forme più aggressive e disorganizzate.
Quali sono le possibili implicazioni per le cure future?
Sebbene solo il 15% dei campioni analizzati contenesse ecDNA, le cellule con questa caratteristica sembrano essere particolarmente aggressive e resistenti ai trattamenti. Questa scoperta suggerisce che individuare e colpire l’ecDNA potrebbe offrire nuove strategie terapeutiche.
Ad esempio, i ricercatori ipotizzano che si potrebbero sviluppare farmaci per spingere le cellule tumorali a produrre livelli elevati di MYC e per bloccare i meccanismi che permettono alle cellule di mantenere l’ecDNA, indebolendo così il tumore.
Una nuova sfida nella conoscenza del tumore al pancreas
Questa scoperta offre una nuova prospettiva su come il cancro al pancreas riesca ad adattarsi e sopravvivere. La ricerca ha fatto un passo importante per comprendere meglio il tumore del pancreas. Sapere che il tumore può cambiare forma e comportamento così rapidamente rende ancora più chiaro quanto sia importante trovare terapie capaci di colpire queste cellule in modo mirato ed efficace.
Per maggiori informazioni: https://www.nature.com/articles/s41586-025-08721-9
Questo progetto e’ stato cofinanziato da Fondazione Nadia Valsecchi, in ricordo di Laura Ziliani.
Qui di seguito l’intervista al Prof. Vincenzo Corbo.